Facciamo un passo indietro, rilanciamo l’uncinetto….

    Eh sì, lo so: abbiamo perso l’abitudine di fare cose che un tempo si praticavano anche solo come passatempo. Oggi per molti, giovani e meno giovani, lo svago più ricorrente è scrollare sui social, chattare o conversare con la nuova arrivata, l’Intelligenza Artificiale.

   Nessuno però ci vieta di riprendere in mano i lavoretti che vedevamo fare dalle nostre Nonne. Le persone della mia generazione (1953) ricorderanno di aver visto tante casalinghe e non solo, lavorare con l’uncinetto, con ago e filo o con i ferri da maglia, tutte dimostravano una grande abilità nel personalizzare le loro creazioni. Perfetto esempio di crafting, come si direbbe oggi.

   Anche a scuola ci indirizzavano verso queste attività. Ricordo che negli anni ’60, tra i libri di matematica, scienze, italiano e geografia, c’erano gli attrezzi per l’ora di economia domestica. Nella mia classe (st. John’s School) imparammo a cucire con ago e filo un set da colazione in stoffa a quadretti, ricamandolo a punto croce, e a realizzare un berretto di lana, dove ci insegnarono ad aggiungere diversi colori per fare le righe. Oggi la ricerca ci suggerisce di praticare questi lavori manuali come terapia, per ritrovare una dimensione di calma e un ritmo più lento (take it easy) che ci è sfuggito di mano a causa della frenesia quotidiana.

    Imparai a lavorare all’uncinetto all’età di 15 anni (1968).

    Era inverno ed ero arrivata da poco in paese dalla lontana Australia. Un giorno la Zia Beppa, un’anziana Zia di mio Babbo, mi invitò a casa sua per desinare. Mi disse: «Emma, oggi ho deciso di prepararti i bruciaioli, un piatto tipico di questa stagione. La raccolta delle castagne è stata buona e la farina ha un profumo intenso». Risposi: «Grazie Zia, non vedo l’ora di assaggiarli!». Non sapevo cosa fossero né come si cucinassero, ed ero molto curiosa di scoprirlo.

       Nel piatto si presentarono come una polentina morbida, accompagnata da una ciotolina di ricotta fresca e da un bicchiere di latte freddo. Iniziai a mangiare con appetito, prestando molta attenzione ai sapori per poter dare il mio giudizio. Mi piacquero con entrambi i contorni, ma la combinazione con la ricotta esaltava al massimo il buon gusto della farina. Mi complimentai con lei, e da allora, i bruciaioli sono rimasti la mia ricetta preferita per le fredde giornate d’inverno.

    Quello stesso giorno, dopo aver lavato i piatti e riordinato la cucina, la Zia mi mostrò i suoi lavori all’uncinetto. Rimasi sbalordita dalle trine, e centrini  fatte con un filato finissimo, ogni maglia era eseguita con una precisione impeccabile.

    Mi chiese: «Ma te sei capace di lavorare all’uncinetto?». La mia risposta fu ovvia: «No Zia, non ho mai preso in mano l’uncinetto, e non conosco questa tecnica!». «Allora ti insegno io», propose. Da quel momento l’uncinetto è diventato uno strumento che non mi ha più abbandonata.

     Mia mamma, invece, non ha mai lavorato le trine,  perché amava il ricamo, era una vera ricamatrice.

     Più tardi nel tempo, lavorando nell’azienda tessile CCC, era facile acquistare i filati, ed i prezzi erano molto convenienti per i dipendenti. Anche dopo essermi sposata ho realizzato tante belle cose per i miei figli, come un cappellino estivo arancione per mia figlia quando aveva due anni, e un completino, di pantaloncini e gilè fatti con i ferri per mio figlio.

    Oggi, per combattere la noia quando viaggio in treno, tra dare un occhiata sui social e la lettura di un libro, o scrivere qualcosa con l’Ipad in un angolo del mio zaino c’è sempre posto per un gomitolo di filato e un uncinetto. Anche se non ho un’idea definita sul progetto da realizzare, mi basta averli con me.

    Non voglio perdere questa abitudine.

   Mi piaceva osservare quelle donne mentre lavoravano, trasmettevano una grande serenità, e non erano mai stressate, per questo:

“RILANCIAMO L’HOBBY DELL’UNCINETTO”.

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