“SINGING AND PLAYING”

Ecco che entra nella classe blu della Scuola Materna, la Maestra d’in

glese. Porta con sé un sorriso smagliante per rallegrare i suoi piccoli allievi. Ha sempre una borsa piena di libriccini e schede per meglio intrattenere i bambini alla lezione.

Mentre si sistema davanti a loro, percepisci gli sguardi di quegli  occhietti vispi che attendono di sentire parlare in una lingua diversa. 

È un momento sospeso, quasi magico. La luce del mattino filtra dalle finestre, illuminando i granelli di polvere che danzano a ritmo intorno ai vivaci movimenti in classe. Non c’è il silenzio assoluto, ma quel brusio sommesso fatto di respiri, lo sfregamento delle ginocchia sul tappeto e il suono quasi impercettibile di piccole mani che, con una precisione ancora incerta, cercano di afferrare le flash-cards colorate della Teacher.

Insegnare l’inglese ai più piccoli non è mai “solo” una questione di lingua. È un atto di fiducia. Quando un bambino di tre o quattro anni modella la bocca per espellere un timido “Hello!”, non sta solo riproducendo un fonema straniero: sta allungando un ponte verso l’ignoto.

C’era un bambino, chiamiamolo Giacomo. Per settimane era rimasto ai margini della fila, osservando tutto con occhi grandi e seri, le labbra serrate come un forziere prezioso. Partecipava con lo sguardo, ma la sua voce era un segreto che non voleva rivelare.

Poi, durante una canzoncina simpatica,  che indicava i giorni della settimana, Giacomo si è sporto in avanti ed ha iniziato a sussurrare insieme ai suoi compagni “Monday, Tuesday, Wednesday,…..

 In quel momento, la gioia collettiva ha vinto sulla sua timidezza. Con un soffio di voce, ma con un sorriso che gli illuminava tutto il viso, ha esclamato: “the days of the week”.

Quella scena è stata una vittoria minuscola per il mondo, ma enorme per lui.

In quel momento non ha solo imparato delle parole; ha imparato che la sua voce ha il potere di influenzare la realtà, di far ridere gli altri, di farlo sentire parte di qualcosa di più grande.

Le “piccole mani” esplorano il mondo attraverso una nuova lingua, e che l’apprendimento è, alla sua base, un atto d’amore. Non stiamo riempiendo vasi vuoti, stiamo accendendo fuochi. E ogni “Red”, ogni “Jump!”, ogni abbraccio mimato in una canzone è una scintilla di gioia pura.

È in questi istanti che capiamo che non stiamo solo insegnando l’inglese: stiamo aiutando degli esseri umani a diventare la versione più aperta, curiosa e felice di se stessi.

Le lezioni del progetto “SINGING AND PLAYING” sono state ripetute nella biblioteca comunale. I bambini, in questa sede erano accompagnati dai genitori. Si notavano i loro sguardi fieri nel far sentire a Mamma e Babbo i progressi ottenuto in classe, e sorridevano al loro meritato applauso.

Per la Maestra il premio più grande resta l’affetto dimostrato dai piccini quando la incrociano per strada, e con un  misto di  timidezza ed emozionati dicono,

“Mamma quella è la Maestra d’Inglese”.

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